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Il giono della Memoria. Corta

Il giorno della della memoria corta, delle coscienze assopite, delle vesti stracciate in pubblico e del dolore a comando a favore delle telecamere, dei cuori incorniciati dal filo spinato sui social, dei mucchi di uomini e donne senza vita e senza peso sparati dai titoli di apertura dei telegiornali direttamente in faccia a spettatori distratti,e ahimè, spesso infastiditi. Il giorno della memoria corta, di chi guarda inorridito, ma neanche tanto, i reticolati dei campi di concentramento nazisti, le ciminiere che sputano il loro fumo osceno, gli occhi senza luce degli internati, dimenticando che anche sul nostro amato territorio italico, o in quello che all'epoca si definiva tale, si usò lo stesso filo spinato e si spense la stessa luce negli stessi occhi. Il giorno della memoria corta, di chi finge di non sapere che almeno 20.000 cittadini Rom non tornarono più da Auschwitz, e magari oggi ne auspicano la stessa fine. Il giorno della memoria corta di chi dimentica la strage di migliaia di omosessuali nei campi di sterminio, quelli con un beffardo triangolo rosa cucito sulla divisa a righe, gli stessi che oggi chiama froci. Il giorno della memoria corta di chi ripensa con nostalgia a un regime che fu complice dello sterminio nazista che proprio a quel regime inizialmente si ispirò per poi diventarne il sanguinario burattinaio. Il giorno della memoria corta di chi oggi respinge i disperati provenienti anche da quelle terre che la visione folle e omicida di un dittatore ridusse a sudditi inferiori di un Impero anacronistico inutile e sanguinario. Il giorno della memoria corta di chi disprezza i discendenti di quelle popolazioni sterminate dai gas del torturatore criminale di guerra Rodolfo Graziani che oggi riposa beffardamente ad Affine,
alle porte di Roma, in un mausoleo vergognosamente costruito da uomini con la Memoria corta, gli stessi che forse oggi ricorderanno la Shoah durante qualche cerimonia pubblica.                                                                                                                                                       Dopo tanti anni ho trovato il coraggio di rileggere "Se questo un uomo", un libro il cui solo titolo mi aveva sempre provocato timore e disagio impedendomi di riprenderne la conoscenza, come se fosse qualcosa da evitare per "non rovinarsi" la giornata, un brutto ricordo da gettare con fastidio nel dimenticatoio dell'inconscio vigliacco. Poi ha vinto lui, sbattendomi in faccia il freddo, la fame, il dolore della carne straziata dal fuoco e dal gelo, il crimine della dignità calpestata con cinismo fino all'annullamento, l'odore del sangue che non scorre più vivo, ridotto a inutile fluido senza valore che macchia la terra. Ha vinto lui, riproponendo crudamente in ogni pagina, in ogni riga, in ogni parola, l'assurdo quesito: "ma questo è (ancora) un uomo?".                                                                              Se avessimo ancora la capacità di non dimenticare, certe domande non le farebbe più nessuno. Ma temo che in tanti, purtroppo, continueranno a farle.
Il vostro PiccoloDrago

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